IL PALAZZO SILVESTRI

 

 

Il palazzo nasce come residenza della famiglia Silvestri e viene edificato per volere di Girolamo, uno dei principali protagonisti della vita economica e culturale della Lombardia risorgimentale: ingegnere ferroviario e imprenditore industriale, entra in contatto con la cerchia di Giovanni Cattaneo, grazie a cui partecipa ai moti del ’48 a Milano. Il figlio Giovanni (1858-1940) è un pioniere dell’industria meccanica italiana e diviene presidente della Confindustria(1919-1921), consigliere della Banca Commerciale italiana e, a partire dal 1924, senatore del Regno. La famiglia Silvestri giunge a Sovere da Livigno nel’XVIII secolo e si arricchisce nel corso del secolo successivo grazie al trasporto del ferro, prodotto dalle officine del paese, verso Brescia e Verona. 

Negli anni precedenti al 1860 Gerolamo Silvestri acquista la proprietà dei conti Crescenzi a Sovere: tra queste figura la villa seicentesca, utilizzata dai conti come residenza estiva, che viene ristrutturata e trasformata in stile neoclassico a partire dagli anni '60 del XIX secolo. Il palazzo è abitato fino al 1940 quando, alla morte del senatore Giovanni Silvestri, viene donato al Comune di Sovere, Superate le difficoltà del periodo bellico, quando il fabbricato ospita le orfane di guerra, nel 1942 viene istituito l'Ente Morale per l'assistenza ai bambini esposti a contagio tubercolare, L'Opera Pia inizia la sua attività nel 1946, fino allo suo scioglimento nel 1977 (tra il '75 e il '77 ospita alcuni "minorati mentali"), quando l'edificio è nuovamente ristrutturato per divenire scuola media statale. In questa occasione viene demolita la cappella Silvestri antistante il palazzo mentre, nel 1989, l'allargamento della strada che sale a Imovico comporta importanti modifiche e manomissioni del bordo del palazzo, ora adibito a parco pubblico. Il più recente restauro (facciate esterne e solaio) risale al 2017. 

L'edificio, nel suo aspetto ottocentesco, è a pianta rettangolare ed è disposto su tre livelli più il solaio; l'ingresso principale è situato sulla facciata di via Silvestri, che si presenta compatta e simmetrica, mentre il fronte dell'edificio prospiciente il parco è ingentilito da un elegante porticato a sei arcate. All'interno gli ambienti sono decorati da pregevoli affreschi del pittore Antonio Guadagnini di Esine, eseguiti tra il 1861 e il 1865 e impreziositi dai marmi dipinti, dai soffitti, dalla porte lignee e dalle decorazioni realizzate dal Sessa. Gli affreschi si iscrivono in uno straordinario ciclo laico che ha come soggetto il tema dell'Unità di Italia, celebrato attraverso il susseguirsi di evocazioni mitologiche e simboliche e l'esaltazione del genio italico, che si specchia nelle arti e nelle opere che hanno contribuito alla creazione dell'identità nazionale. Il tema è ispirato dalla convinta adesione di Girolamo agli ideali risorgimentali, interamente dedicato alla celebrazione dell’unità di Italia e alla cultura e alla storia nazionale. 

Tra gli affreschi presenti al piano terra si segnalano L'addio del soldato garibaldino, ricollocato in prossimità dell'ingresso e gli strappi raffiguranti Dagoberto e le figlie di Simon Lo sbandato di Mosca, ispirati all'episodio della ritirata di Napoleone dalla Russia e al centro di un feuilleton molto celebre all'epoca. All'estremità nord del porticato, il soffitto del pregevole salottino è decorato dallo splendido affresco dell'incontro tra Dante e Beatrice sulla soglia del Paradiso, sotto lo sguardo malinconico di Virgilio. 

L'accesso al primo piano è impreziosito da un piccolo mosaico geometrico recante la data 1861, mentre la scala presenta un soffitto affrescato raffigurante l'Italia turrita, circondata dalle allegorie simboliche della forza, dell'unità, dello scorrere del tempo (la prudenza) e dal medaglione con l'effige di Vittorio Emanuele II. La prima sala al piano nobile presenta il bell'affresco dell'Aurora che fuga la notte (con il richiamo alla figura omerica dell'Aurora "dalle dita di rosa", accompagnata dalla stella del mattino e dal risveglio delle Arti e dei Mestieri.  DI fronte si trova l'elegante salone dei ricevimenti, impreziosito dal camino in pietra, dai finti marmi dipinti e da alcuni ritratti di famiglia. Il grande soffitto affrescato rappresenta l'Apoteosi delle Arti con le quattro muse sotto al tricolore: la tempesta che se ne va e l'arrivo dell'arcobaleno rappresentano un probabile richiamo alla fine dell'occupazione straniera. Le arti sono riprese nelle lunette laterali, che raffigurano Torquato Tasso e Eleonora d'Este, Michelangelo (nell'atto di presentare il progetto di San Pietro a Giulio II), Raffaello con la Fornarina e Canova che ritrae Napoleone. Il corridoio è frutto della trasformazione di un'ordinaria serie di piccoli ambienti, ancora testimoniati dai bei soffitti decorati e dalle porte finemente decorate: si segnalano in particolare il soffitto a chinoiserie (con soggetti circensi, acrobati, draghi e insetti) e quello "ricamato", che svela di temi della virtù cardinali e il miti di Leda e il Cigno e di Amore e Psiche. L'ambiente attiguo al salone rappresenta invece il tema dell'Unione, impersonato da Minerva con l'egida e in vesti militari, circondata dalle allegorie dell'unione, della concordia e dell'abbondanza. 

Al secondo piano è presente un bella panoplia dipinta, con armi antiche e risorgimentali e due piccoli affreschi che rappresentano la spedizione dei Mille e l'attraversamento del Rubicone, in un'evidente analogia storica. 

 

 

IL PALAZZO PRENDE VITA

Una rievocazione in costume del XIX secolo a cura degli studenti della scuola secondaria

 

IL PANE, LA POVERE E IL PIOMBO

La storia della famiglia Silvestri, attraverso il XIX secolo, in uno spettacolo per burattini unico nel suo genere

 

 

 

LA FAMIGLIA SILVESTRI

 

 

Girolamo Silvestri (10/4/1813-1890) è figlio di Giovanni Domenico e Maddalena Sterni. Quinto di nove figli, appartiene a una famiglia immigrata a Sovere da Livigno nel corso del XVIII che si arricchisce grazie al commercio del ferro. Rimasto orfano di padre a dieci anni, viene mandato a studiare - con ogni probabilità -all’Università di Pavia, dove diviene ingegnere. Ben presto sposa Maria, la figlia dell’ingegner Giulio Sarti di Milano, grazie al quale si avvia alla professione, partecipando alla costruzione della ferrovia Milano Monza, la seconda ferrovia italiana e la prima a progettazione totalmente italiana (1838-1840).

Attraverso il suocero Girolamo si avvicina inoltre alla cerchia di Carlo Cattaneo, tanto da partecipare attivamente e in prima persona alla Cinque Giornate di Milano del 1848: il suo nome figura nel Monumento ai volontari accorsi alla difesa della patria del comune di Sovere (1865). Assieme ad altri colleghi: “(...) sin dal primo giorno, nell’incertezza dei successi, fece sventolare il vessillo tricolore della libertà, animando per tal modo i figli della campagna ad armarsi ed accorrere in aiuto dei generosi milanesi. Percorrendo dì e notte la linea da Treviglio alla cascina Ortighe e viceversa, trasportarono gratuitamente in quei cinque giorni memorabili più di trentamila campagnuoli in aiuto alla capitale. Spendevano giornalmente più di duemila lire italiane in compra di pane, di polvere, di piombo. Convertirono in appuntate aste i picconi ed ogni stromento dei loro magazzini; raccoglievano, copiavano, diffondevano gli avvisi ed i proclami del Governo Provvisorio: e fu per loro che i nuovi armati spinti verso i bastioni di Porta Romana e Porta Tosa,posero l’orde Croate in mezzo a due fuochi” (Mente e cuore. Libro di biografie, narrazioni, descrizioni, Milano 1866).

Negli anni successivi all’unità di Italia Girolamo si distingue per un’attività imprenditoriale che lo pone in primo piano nel panorama lombardo: partecipa all'industria meccanica Comi, Grandona & C., divenuta poi Miani & Silvestri e infine O.M. (Officine Meccaniche), di cui diverrà poi presidente. Nel 1871 è tra i soci fondatori della Banca lombarda di depositi e conti correnti(familiarmente detta la “Lombardona”). E’ inoltre uno dei più attivi imprenditori nella produzione della seta, fiore all’occhiello dell’industria lombarda: un censimento ottocentesco lo pone al secondo posto in regione per il numero di telai posseduti (117). Come la famiglia Bottaini, anche i Silvestri erano proprietari di una filanda a Sovere, attigua al palazzo. Nel vasto patrimonio in possesso di Girolamo si segnalano inoltre due fucine poste in contrada Gambarano, la proprietà acquistata dai marchesi Crescenzi a Sovere (su cui sorgerà lo splendido palazzo affrescato dal Guadagnini) e quelle appartenute ai Suardi a Calcio, comprendenti il castello. Nel 1888, assieme a Venturi, Girolamo Silvestri apre, nella casa delle Suore di Carità, un asilo eretto in ente morale. Alla sua morte, nel 1890, lascerà un patrimonio di 5.252.244 lire, terzo nella classifica dei“milionari” milanesi (una seconda fonte parla addirittura di un patrimonio di 12.000.000 in titoli).

Il figlio Giovanni, (Genova 1858 – Milano 1940), nasce da Maddalena Sterni e Gerolamo e vive la sua infanzia nel Palazzo Silvestri a Sovere. Si trasferisce poi a Milano dove sposa Maria Volpi Bassani e si dedica alla carriera imprenditoriale. Ben presto diventa uno dei pionieri dell’industria italiana: fonda la Miani e Silvestri, che rileva una delle più antiche aziende milanesi la Grondona Comi & C. già produttrice di chassis per carrozze tirate da cavalli. Nel 1890 fa costruire un nuovo stabilimento tra Vigentino e Morivione, che sviluppa la produzione siderurgica Miani e Silvestri fino a divenire una delle maggiori realtà economiche milanesi, giungendo ad occupare 4.000 dipendenti. L’azienda si occupa anche di meccanica pesante (locomotive ferroviarie) e prende poi nel 1919 il nome di O.M. – Officine Meccaniche per divenire una consociata del gruppo FIAT.

Nel 1905 è Commendatore quando, col trasferimento della sede federale da Torino a Milano, assunse la carica di Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Nel 1917 diventa membro del Consiglio d'amministrazione della Società cantieri navali e acciaierie per la creazione di Porto Marghera e, negli anni successivi, consigliere della Società metallurgica italiana, consigliere della Società "G.B. Izar", consigliere della Compagnia italiana Grandi alberghi, amministratore della Società lariana di Como, amministratore della Banca lombarda depositi e prestiti, amministratore della Società Ferrovia Mantova-Cremona.

Tra il 1919 e il 1920 è presidente della Confindustria. Nel 1924 diviene Senatore del Regno, presiedendo la Commissione esecutiva del Comitato nazionale per le Esposizioni e per le esportazioni italiane all'estero. A testimonianza del ruolo di primissimo piano nella storia economica italiana sono le molte onorificenze che gli vengono conferite: Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia (1871), Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia (1892), Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia (1894). Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia (1910), Commendatore dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (1924).

 

 

 

ANTONIO GUADAGNINI

 

 

Antonio Guadagnini (Esine, Bs, 1817-1900) è un importante esponente nel neoclassicismo lombardo, che, nella sua lunga vita, si dedica essenzialmente alla tematica religiosa e ritrattistica, come testimoniano i numerosi affreschi nelle chiese della Valcamonica, del Lago di Iseo e di Franciacorta, ma anche di Milano (chiesa di S. Alessandro) e di Bergamo (chiesa del Sacramento al Duomo e delle Grazie).

Le opere del Guadagnini sono caratterizzate dalla ricerca dell’eleganza, della misura e dell’armonia delle composizioni che, nel ciclo del palazzo Silvestri, mostrano echi del movimento purista e di una concezione dell’arte che esprimer valori morali attraverso immagini religiose, scene storiche e allegorie. Così negli affreschi del palazzo Guadagnini illustra la storia civile dell’Italia con una partecipazione sincera (frutto delle idee liberali e repubblicane e del fervente patriottismo), celebrando ideali tipicamente romantici come la Patria, il sentimento nazionale, la lotta per l’indipendenza e l’autodeterminazione dei popoli, i grandi padri della cultura e della storia patria (Dante, Raffaello, Michelangelo, Canova e Garibaldi, tra gli altri). Ai piedi della scala padronale del palazzo, in maniera curiosa, è presente è un autoritratto del pittore, frutto di uno "strappo" di cui non si conosce la provenienza. 

Questo sito utilizza cookie tecnici, proseguendo nella navigazione accetti l’utilizzo di tali cookie.

Dettaglicookies