Sovere tra arte, storia e natura
Questa sezione presenta alcuni lavori dei ragazzi, link e materiali utili per approfondire gli aspetti storici, artistici e naturalistici del nostro territorio, ricco di elementi preziosi spesso poco conosciuti anche a chi vi abita ogni giorno. La conoscenza del territorio, della sua storia e delle sue tradizioni, rientra in un percorso educativo fondamentale per i cittadini di oggi e di domani.
La scacchiera di Morci: un evento indimenticabile
In occasione delle Feste della Liberazione 2015 e 2016, la nostra scuola ha organizzato e ospitato una serie di importanti eventi realizzati in collaborazione con l'amministrazione comunale e la biblioteca civica di Sovere e il Gruppo di Ricerca Storica Agorà.
Le celebrazioni hanno avuto come protagonisti gli alunni dell'istituto che, in una cornice straordinaria di pubblico, hanno allestito e presentato una mostra speciale: accompagnati dai loro insegnanti, hanno ripercorso un periodo così controverso analizzando i documenti storici conservati nell'archivio comunale sotto la guida di Bernardino Pasinelli (disponibile a fondo pagina).
Allo stesso tempo hanno però deciso di realizzare interviste dirette ai testimoni di quel fatidico giorno (visibili qui), raccogliendo preziose testimonianze e frammenti della vita quotidiana di un tempo, confrontandosi poi con la dimensione del racconto, rielaborata in modo originale anche dal punto di vista grafico, artistico, "teatrale" e musicale.
Tra i lavori prodotti merita un posto d'eccezione la pubblicazione "Storie nella Storia: la vita quotidiana a Sovere ai tempi della Resistenza" (disponibile a fondo pagina), costituita da due "sezioni" molto particolari. La prima è curata dagli alunni delle classi quarte della Primaria di Sovere, che ci guidano - attraverso i racconti dei nonni - alla riscoperta della vita quotidiana del paese con un'attenzione del tutto particolare al mondo dei bambini, del gioco, dell'immaginario e della memoria orale. La seconda sezione ospita invece la trascrizione di una delle interviste realizzate dagli alunni della Secondaria di primo grado ai testimoni del 25 aprile 1945 e una raccolta di poesie, davvero intense e toccanti, realizzate dai ragazzi della classe terza C con la prof. Loredana Crippa: si tratta di composizioni delicate e commoventi dedicate alla guerra, alle vicende che hanno interessato direttamente i nostri paesi e al dramma della Shoah e dello sterminio perpetrato dai regimi nazi-fascisti.
L'evento certamente più toccante è stato lo spettacolo sulla Scacchiera di Alexander Morci, ragazzo ebreo, scritto dai ragazzi assieme allo scrittore e giornalista Davide Sapienza e musicato dall'Orchestra Bequadro sulle composizioni originali del Maestro Oscar Gelmi. Al termine dello spettacolo, in una palestra gremita e commossa, la scacchiera è stata restituita alla sua famiglia, giunta appositamente da Zagabria (qui trovi l'intervista racconto).
Nel 2025 la vicenda diventa un libro, a cura di Emanuela Da Rosso e Bernardino Pasinelli.

La scacchiera di Morci - i video
Un giorno son partito (2017) · Cortometraggio
Quando i migranti eravamo noi...
Sovere tra arte, storia e natura (2014)
Documentario vincitore del Video Scuola "Fai conoscere il tuo paese", Provincia di Bergamo 2014.
Sovere nella Resistenza
I lavori svolti negli anni dai nostri studenti sul periodo compreso dall'ascesa del regime fascista in Italia, fino alla Liberazione e all'immediato dopoguerra. I materiali prodotti sono molto ricchi e vari, e hanno dato vita a numerose iniziative e manifestazioni in collaborazione con le amministrazioni comunali, l'associazione di Ricerca Storica Agorà, la Biblioteca Civica di Sovere, l'archivista Bernardino Pasinelli, il Comitato Genitori e i tanti amici che ci hanno supportato e aiutato.
Respiri sospesi (2007)
Lungometraggio vincitore del primo premio al Concorso "Filmare la Storia 2007", Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza.
Daniele Spada
Daniele Spada, a cui è intitolato il nostro Istituto, nacque a Sovere il 21 giugno 1920. Figlio di Giovanni Battista Spada e Lucia Filisetti, abitava in via Filone n. 2.
Dopo aver concluso la scuola elementare, lavorò come operaio presso la ditta Sozena-Michetti di Sovere. Nel 1941 venne arruolato nel V Reggimento Alpini, Battaglione Edolo. Combatté sul Monte Bianco, sul fronte greco-albanese e sul fronte russo, da cui rientrò dopo un viaggio difficile e avventuroso, riportando il congelamento dei piedi. Dopo una breve degenza presso l’ospedale militare di Monza, fu posto in congedo.
Per evitare la deportazione in Germania, scelse di entrare nelle formazioni partigiane. Inizialmente aderì, insieme ad amici e compagni, alla 53ª Brigata Garibaldi; successivamente passò alle Fiamme Verdi della Valle Camonica.
Il 13 ottobre 1944 venne catturato dai tedeschi a Monti di Rogno. Dopo una breve prigionia nelle cantine di un’osteria di Darfo, sede del comando nazista, fu fucilato il 17 ottobre 1944 presso il cimitero di Montecchio, a Darfo. Venne sepolto in una fossa comune insieme ad altri prigionieri fucilati nello stesso giorno.
I solenni funerali si svolsero a Sovere nel pomeriggio di domenica 20 maggio 1945.
La motivazione per il riconoscimento di Patriota, rilasciata dall’Associazione Fiamme Verdi, Divisione Tito Speri, Brigata F. Lorenzini di Brescia, ricorda così il suo coraggio:
«Durante un’azione contro i tedeschi, circondato, sparava fino all’ultimo colpo. Esaurite le munizioni, ferito alla mano sinistra, veniva catturato. Durante l’interrogatorio sopportò ogni specie di tortura con comportamento sereno senza lasciarsi sfuggire una sola parola. Affrontò la morte con animo sereno, dando la vita per la Patria e per la Libertà».
La sua vicenda rappresenta ancora oggi una testimonianza forte di coraggio, responsabilità e scelta civile.

La Resistenza nell'Alto Sebino
Sovere, l’Alto Sebino e le vallate circostanti furono luoghi importanti della guerra di Resistenza. In questo territorio si svolsero avvenimenti drammatici e dolorosi, ancora oggi testimoniati dai luoghi della memoria, come la Malga Lunga, oggi museo della Resistenza, e dall’intitolazione del nostro Istituto a Daniele Spada, giovane partigiano soverese fucilato nel 1944.
La storia resistenziale dell’Alto Sebino è legata soprattutto alla presenza della 53ª Brigata Garibaldi, attiva nel territorio in rapporto, non sempre privo di tensioni, con le Fiamme Verdi della Valle Camonica e con la brigata di Giustizia e Libertà operante nella vicina Val Seriana.
La presenza nella zona di reparti nazifascisti specializzati nella repressione antipartigiana, come la Legione Tagliamento, rese il biennio 1943-1945 particolarmente violento. Le azioni partigiane e la repressione che ne seguì lasciarono tracce profonde nella memoria dei paesi dell’Alto Sebino.
Il periodo compreso tra l’8 settembre 1943 e la Liberazione del 25 aprile 1945 fu segnato da episodi significativi: l’operazione su Lovere, che diede avvio alla lotta resistenziale nel territorio, le battaglie di Fonteno e della Corna Lunga, la cattura e la fucilazione dei Tredici Martiri di Lovere, della squadra di Giorgio Paglia dopo la battaglia alla Malga Lunga, dei fratelli Pellegrini catturati sopra Bossico e dello stesso Daniele Spada.
La violenza nazifascista colpì anche le popolazioni civili. Diversi paesi vennero incendiati per rappresaglia, come Corti e Cevo, e molte malghe furono distrutte perché sospettate di offrire ospitalità o supporto alle brigate partigiane.
Tra le storie tragiche di quegli anni vi è anche quella di Bortolo Pezzutti, arrestato alla vigilia di Natale del 1944 perché indossava un foulard rosso, internato nel lager di Bolzano e ucciso nella notte di Pasqua del 1945.
Gli strascichi della guerra portarono inoltre a episodi controversi e dolorosi, ancora oggi oggetto di una memoria complessa e non pacificata, come l’eccidio di 43 militi fascisti della Legione Tagliamento a Rovetta, giustiziati nel 1945 dopo essersi arresi.
Studiare queste vicende significa aiutare gli studenti a comprendere la complessità della storia, il valore della libertà e il peso delle scelte individuali e collettive nei momenti più difficili.
La 53ma Brigata Garibaldi
Dopo l’8 settembre 1943, molti giovani scelsero la via della montagna e diedero vita ai primi nuclei della Resistenza. Erano ragazzi che cercavano di sottrarsi alla leva della Repubblica Sociale Italiana, militari rimasti al Nord dopo l’armistizio, antifascisti di lunga esperienza e persone di diversa provenienza unite dalla volontà di contribuire alla Liberazione del Paese.
La 53ª Brigata d’Assalto Garibaldi “Tredici Martiri di Lovere” iniziò a operare subito dopo l’armistizio. Guidata dal comandante Giovanni Brasi, nome di battaglia Montagna, fu una delle formazioni protagoniste della Resistenza bergamasca e dell’Italia settentrionale.
La brigata reclutò giovani del territorio, antifascisti provenienti anche dal milanese e militari di varie nazionalità fuggiti dai campi di prigionia. La sua azione si sviluppò in un territorio montano difficile, tra l’Alto Sebino, la Val Seriana e la Valle Camonica.
Tra gli episodi più noti legati alla 53ª Brigata vi è la battaglia di Fonteno, uno degli eventi più significativi della Resistenza in Lombardia.
Molti uomini della 53ª sacrificarono la propria vita per la causa della Liberazione: dai Tredici Martiri di Lovere, fucilati il 22 dicembre 1943 come rappresaglia dopo l’azione su Lovere, alla squadra di Giorgio Paglia, catturata nel rifugio della Malga Lunga, nel territorio di Sovere, luogo simbolo della storia della brigata e della memoria resistenziale bergamasca.
La Malga Lunga e il Museo della Resistenza
La Malga Lunga, situata in posizione dominante sui monti tra Sovere e Gandino, è una delle roccaforti partigiane del periodo resistenziale.
Nel 1944 vi si insediò la 53ma Brigata Garibaldi che assunse il nome "Tredici Martiri di Lovere" in onore dei tredici partigiani fucilati a Lovere il 22 dicembre 1943 (Francesco Bessi, Giulio Buffoli, Salvatore Conti, Andrea Guizzetti, Eraldo Locardi, Vittorio Lorenzini, Giacinto Macario, Giovanni Moioli, Luca Nitkisc, Ivan Piana, Giuseppe Ravelli, Mario Tognetti, Giovanni Vender).
Il comandante Montagna (Giovanni Brasi) affidò il comando della squadra al tenente Giorgio Paglia, mentre il comando di Brigata si installò a Campo d'Avene, distante mezz'ora di marcia.
Il 17 novembre 1944, mentre sei uomini della formazione erano per assolvere incarichi diversi, la Malga venne attaccata di sorpresa da ingenti forze della Legione Tagliamento. La battaglia infuriò per quasi tre ore finché gli assalitori riuscirono a raggiungere il tetto e a lanciare all'interno alcune bombe a mano, costringendo alla resa i partigiani ormai a corto di munizioni.
Giorgio Paglia chiese salva la vita per i due feriti Mario Zeduri (Tormenta) e Ilarion Efanov (Starich), ma i due vennero finiti sul posto a colpi di pugnale. Il Tenente Giorgio, Guido Galimberti (Barbieri), Andrea Caslini (Rocco) e i russi Semion Kopcenko (Simone), Alexander Noghin (Molotov) e Donez vennero trascinati a valle nonostante il tentativo di intervento (ostacolato dalla neve alta) da parte degli uomini del comandante Brasi. Quattro giorni dopo vennero condannati a morte. A Giorgio Paglia si volle concedere la grazia perché figlio di Guido, medaglia d'oro della guerra d'Africa, ma il giovane rifiutò e scelse di essere fucilato assieme ai compagni.
Il Museo della Civiltà Contadina a scuola
Gli alunni della scuola secondaria hanno curato l'allestimento e l'esposizione permanente del Museo della Civiltà Contadina presso la sede centrale dell'istituto. Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare la collezione raccolta nel corso del tempo dalla nostra scuola, corredando gli oggetti tipici della vita e dell'economia contadina tradizionale con piccoli pannelli esplicativi. I ragazzi hanno quindi incontrato e intervistato il signor Primo Carrara (Primo de la Cruss), che ha raccontato loro la vita contadina di un tempo, descrivendo l'utilizzo quotidiano degli oggetti, il nome dialettale e il contesto in cui venivano utilizzati. Con l'aiuto dei docenti gli studenti hanno poi elaborato i pannelli con il nome italiano e dialettale degli strumenti, una foto identificativa e una breve descrizione dell'utilizzo. L'allestimento è intitolato alla memoria del sig. Primo Carrara (medaglia d'onore per la deportazione nei lager nazisti) ed è ora a disposizione di tutti i visitatori della nostra scuola che vogliano rivivere frammenti di un mondo che sta gradualmente sparendo, ma che ha ancora molto da raccontare alle nuove generazioni.

